Il bagnetto “al volo” di Ferragosto

Tutti dovrebbero avere un amico come Roberto. Esso lui vive in un bel posto che si chiama S. Sofia, nell’Appennino Romagnolo. Il Santo Paesello è attraversato da un limpido fiume che si chiama Bidente, quello che poco più a monte forma l’invaso della diga di Ridracoli. E questo non sarebbe ancora niente se egli non avesse una bella casa di campagna proprio davanti alle pozze azzurre del fiume e una lunga pista privata che lo costeggia, il che, unitamente alla sua splendida ospitalità, fa sì che tutti gli anni quando si avvicina Ferragosto ci viene una irrefrenabile voglia di andarlo a trovare. In volo naturalmente!
Io quest’anno ho dovuto abbandonare il mio aeroporto delle vacanze, il campetto lungo il fiume Marecchia, perché durante l’inverno le piene l’hanno accorciato da 80 a 65 metri, che con un po’ di buche e l’erba incolta, comincia ad essere un filino troppo giusto. Ma per fortuna alla bella conca posta alle spalle del Comune di Pennabilli, ridente cittadina dell’Alta Valmarecchia (RN), dopo anni di incuria totale hanno deciso di fargli la barba come si deve, così quale che sia il vento, posso atterrare in salita e decollare in discesa. Si va!

14 Agosto ore 8.00, decollo e punto a Nord, direzione Faenza, fino a incontrare il Fiume Savio, poi leggermente a Ovest, ormai il mio nanotrike ci andrebbe a memoria anche da solo, e in mezz’ora eccomi sul campo di Linaro (FC) dove mi aspetta Francesco; nuovamente in volo verso Nord a intersecare il Bidente sopra la rocca di Cusercoli e via a risalire le larghe anse del fiume con l’imponente Appennino boscoso sullo sfondo a chiudere lo sguardo.

Arriviamo praticamente insieme a Massimo che con rotta contraria è “sceso” da Ravenna con il suo Piuma e parcheggiamo nel nostro (anzi, di Roberto) Resort privato. Come sempre non c’è verso di convincere il padrone di casa per andare in un ristorante, così tutti a pranzo nell’aia, chiacchiere, risate all’ombra del grande noce, poi tuffi e una bella rinfrescata nel fiume e quando cominciamo a pensare sull’orario del rientro… un tuono.

 

 

Volato bene Massimo?

Caspita, tutto intorno e nero, praticamente non piove solo qui… per ora. Telefoniamo agli amici dei campi sia a Nord che a Sud: vento forte e pioggia fitta (la meteo della mattina ovviamente prevedeva sole tutto il giorno da Bologna in giù). E mo? Che si fa? Roberto: “nooooo, ma come al solito farà due gocce, poi rasserena, vedrai che per le sette (19.00) è tutto tranquillo”. E giù acqua!

Roby che fa? Piove? Nooooo, non fa niente!

Infatti…

Effettivamente alle 19.00 smette e dirada. Ci fidiamo? Sempre Roberto: ”Facciamo così, adesso decollo con lo Skin e scendo la valle, se vedo che è buono partite, altrimenti dormite qui e partite domani”. Decolla, sparisce brevemente alla vista e rientra dieci minuti dopo: “Vado a preparare i letti, c’è posto per tutti!”

Ma almeno prima di cena c’è il tempo per un voletto serale nella splendida valle. Mi alzo io per primo, godo la frescura, qualche passaggio, due piroette sul cielo campo e atterro in pace col mondo. Roberto e Francesco sono pronti in testata, devono sbrigarsi perché siamo quasi alle effemeridi. Decollo, giocano a inseguirsi, scendono lungo il fianco del fiume, risalgono, è quasi buio. Francesco si porta in sottovento e all’improvviso si sente BRAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA. Motore al minimo, discesa ripida, atterraggio, avanti adagio, silenziatore diviso in due! E’ il 14 Agosto e solo le 20.30…
San Roberto: “Ehhhhh, non ti preoccupare, adesso faccio due telefonate e qualcuno che te lo salda nel giorno di Ferragosto lo troviamo, adesso andiamo a prendere le pizze”. Se c’è qualcuno a cui non pecca l’ottimismo, quello è Roberto da S. Sofia (e ovviamente quel qualcuno l’ha trovato)!

L’ovile di Roberto con ospiti

 

Ospitalità romagnola DOC!

Ore 7.00 di Ferragosto. Fra la pioggia del giorno prima e l’umido della notte, fuori è tutto bagnato. Caffè e via a smontare il silenziatore. Intanto scopro il motore del mio delta, controllo, monto l’ala che avevo messo a terra caso mai si alzasse il vento, pompatina di carburante, via dall’elicaaaaaaa. Straaap, mi rimane la maniglia della corda in mano. L’umidità ha colpito ancora. Accorcio, riannodo, tiro. Niente, non parte.
Roberto: “Tiro io, tu stai seduto, da qui faccio più forza”. Straaaappp, tutta la corda gli rimane in mano! Mentre loro vanno a saldare, io e Massimo smontiamo l’avviatore: non solo la corda è uscita dalla sua sede, ma è saltato anche il dente che fa presa per la molla… ma per fortuna si è creato un secondo dente nel punto della rottura che sembra tenere. Riavvolgiamo, rimontiamo tutto (avete mai provato a smontare l’avviatore senza allentare il motore dai silent-block?) smoccolando qualche “giorno” del calendario e finalmente il motore prende vita. Massimo aspetta il rientro dei “saldatori”, io ho i parenti a pranzo, saluto e decollo, alle 9.30 sono a casa.

Due ore dopo chiedo via WA se anche gli altri sono rientrati senza problemi. Massimo: “Ok, arrivato anche io ora, tutto bene, ci sarà da scrivere un libro”. Francesco: “Aspetta a scriverlo che ti racconto l’ultima: il motore mi ha fatto un paio di vuoti di alimentazione a regime di crociera che mi sono visto di passare il Ferragosto ospite di una colonia di caprioli. Sono tornato a tutta canna con la barra dietro la schiena. Buon Ferragosto!”

Donato, 92 anni, nominato capostormo sul campo!

Caro Roberto, non ci ferma più nessuno, grazie di tutto e ci vediamo l’anno prossimo per il “bagnetto” di Ferragosto. Magari solo nel fiume può andare bene!

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