L’Alto Montefeltro dall’alto (con foto così così e un po’ di storia prêt-à- porter…)

Agosto, tempo di italiche ferie. C’è chi in ferie ci va “in” aereo, chi ci va “con” l’aereo e chi l’aereo “se lo porta dietro”. Ora, aereo è una è una parola grossa per i nostri trespoli volanti, ma visto che la legge li definisce “aeromobili” alla stregua del 747, possiamo vantarci (si fa per dire…) del fatto che noi l’aeromobile lo portiamo in ferie e non viceversa!

L’anno scorso ho deltaplanato in lungo e in largo per le coste del Salento (vedi il numero di ottobre 2015 di VFR Aviation), quindi quest’anno tocca ai monti. E guarda caso, colei che mi ha dato i natali vive ancora in un luogo che il poeta e artista Tonino Guerra ha definito “dell’anima”, quindi cosa c’è di meglio che vederlo dall’alto? Ecco allora che io, Tino e Sberla (quasi mezzo Stormo Buonappetito) armati di minitrike ci siamo dati appuntamento a Pennabilli, il paese dove il Sommo ha deciso di vivere gli ultimi quasi trent’anni della sua vita, lasciando impronte ovunque lungo la grande valle.

Pennabilli

Ho il sospetto che, non essendo esattamente l’ombelico del mondo, qualcuno non sappia ancora dove si trovi codesta ridente (d’estate, d’inverno è piangente) cittadina. In pratica si tratta dell’entro-entroterra di Rimini, cioè risalendo il corso del fiume Marecchia che ivi trova il mare, a un certo punto la valle diventa una grande conca come quella di Cortina d’Ampezzo, e come questa chiusa da tutti i lati dalle montagne dolom… ve beh, dagli Appennini (e neanche tanto alti). Ecco, su due picchi rocciosi affiancati che si ergono al centro della conca a quota 630 metri, sorgevano i due antichi castelli di Penna e Billi (vedi sopra), i quali abitanti, dopo essersi tirati pietre per centinaia di anni senza ottenere vittorie certe dell’uno o dell’altro, decisero infine di scendere nel mezzo, l’attuale piazza con campanile, e siglare la pace perpetua fondando, mostruoso sfoggio di fantasia, Pennabilli. In estrema sintesi, questa è la storia. Incidentalmente, (campanilismo on) e checché ne dicano “quelli di Verucchio” (campanilismo off), il Castello della Penna ha dato i natali alla nobile famiglia dei Malatesta, che in seguito “scese” la valle e “salì” di rango, stabilendosi prima a Verucchio e poi a Rimini.

Siamo in Romagna quindi, ma da poco e per poco. Infatti fino a sette anni fa, i comuni di questa vallata rappresentavano il territorio più settentrionale della Regione Marche, perché conquistati dal Duca urbinate Federico da Montefeltro nelle guerre quattrocentesche contro, guarda caso, i Malatesta. Per questo si parla di Alto Montefeltro, ma di fatto si parla romagnolo e si mangia la piadina, anzi, la pieda se parsciótt cla piec un po’ ma tótt . Ma essendo una terra di mezzo, come ti muovi si mescolano gli accenti, si incrociano le provincie e anche le regioni. Infatti in appena un’ora e mezza di volo toccheremo ben quattro province (Rimini, Forlì-Cesena, Arezzo e Pesaro) e tre regioni, Emilia Romagna, Toscana, Marche e sfioreremo anche l’Umbria e i confini dell’Italia (quelli con San Marino)!

Terra di scorribande, di scontri fra castelli, di buona cucina e di gente semplice e cordiale. Ma di zero campi volo, tutti con i piedi ben piantati per terra. Ma di quando in quando uso decollare da uno stretto prato sulla riva sinistra del fiume, ottanta metri in tutto fra due filari di alberi, che il buon Luciano, il simpatico pensionato che vive dall’altro lato della strada, comincia a falciare verso fine luglio perché sa che di lì a poco arrivo io con il mio trespolo a rallegrare le serate, mentre lui si diverte a guardare decolli e atterraggi. Grazie Lucio!

Aeroporto

Si parte quindi dai 300 metri del fondovalle puntando dritti dritti il passo a quota 1000, alla nostra destra, per raggiungere Bascio (nome alquanto curioso visto che sta in alto…) con la sua torre che controlla ancora l’antico confine fra Stato della Chiesa e Granducato di Toscana. Sorvolando le mucche sui pascoli sommitali, sforiamo infatti in Toscana, con un largo giro per rimanere sull’altipiano ricco di emergenze. L’Umbria a un tiro di schioppo là, sotto l’Alpe della Luna e il Monte Fumaiolo con le sorgenti del Tevere chiude la vista in direzione del tramonto. L’imponente formazione rocciosa del Sasso Simone ci sfila a sinistra, ma è meglio non avvicinarsi, sia perché contornato da una grande faggeta, sia perché è un poligono militare attivo e rischiamo che ci tirano giù con la contraerea!

Simone

Simone2

Dopo una sequenza di paesini di pietra sperduti nel verde, eccoci a sorvolare la torre confinaria. Questa è posta in cima a una vetta che sovrasta il punto stretto della valle, a strapiombo sul fiume e di fronte al Castello di Gattara, sull’altura della sponda opposta. Mi sembra di vedere gli armigeri delle due fortificazioni tenere sotto controllo l’unico passaggio comodo (si fa per dire…) fra i due antichi stati. Difficile passare inosservati, anche perché c’erano da pagare le tasse, e come si sa, meglio un morto in casa che un marchigiano alla porta…

Torre Bascio

Due giri per le foto e via di nuovo verso il passo per poi costeggiare Pennabilli e il Monte Carpegna (1415 m slm) in direzione Nord-Est, fino a risalire il passo successivo (di Monte Copiolo), anche questo poco sopra i 1000 metri. In prossimità del passo vi è il paese di Villagrande (e siamo nelle Marche) con la sua pista da sci dove avevo previsto la pausa caffè, ma purtroppo l’erba è troppo alta… (quasi quasi dico a Luciano se mi falcia anche questa).

Villagrande

Va beh, a questo punto ritorniamo al Passo e scendiamo nuovamente in Romagna verso il Forte di San Leo. Lo sorvoliamo sul lato occidentale in modo di avere in prospettiva San Marino e il mare Adriatico, spettacolo puro, peccato solo per questa foschietta malefica che oggi non si decide ad alzarsi.

Il Forte di S. Leo è stata la tremenda prigione a vita di Giuseppe Giovanni Battista Vincenzo Pietro Antonio Matteo Balsamo, avventuriero, sciupafemmine, massone, alchimista, mangiapreti e truffatore, noto ai più con il nome di Alessandro, Conte di Cagliostro. Condannato a morte dal “misericordioso” Stato della Chiesa, dopo aver abiurato il 13 aprile 1791, Cagliostro venne trasferito a San Leo, per esservi rinchiuso (sempre misericordiosamente) nella peggiore delle celle, nota come “il Pozzetto” perché priva di porta (infatti vi fu calato da una botola del soffitto), dove rimase fino alla morte apoplettica avvenuta il 23 agosto 1795.

S Leo 5

S Leo 3

E siamo nuovamente sul fiume, lo risaliamo fino a ciò che resta dell’antico castello di Maiolo, il primo dei quattro speroni rocciosi fortificati (con S. Leo, San Marino e Verucchio) che segnano la media valle. Di sicuro il più sfortunato: la storia racconta che la notte fra il 29 e il 30 maggio 1700, il fianco della montagna si staccò travolgendo l’intero paese di Maiolo posto alla base. Non sopravvisse alcuno. La leggenda vuole che l’enorme frana fosse il frutto di una punizione divina “erogata” a causa di certi balli lascivi nei quali solevano dilettarsi gli abitanti dell’isolato luogo, insomma antichi festini a luci rosse in cui tutti trombavano tutti, ecco.

Maioletto

Ma bando ai ricordi porno-storici, è ora di risalire verso il Passo di Perticara sul monte Aquilone, quindi puntiamo il centro economico della valle, Novafeltria, che qui è chiamata così solo dalle generazioni nate dopo il 1970. Infatti fino alla seconda guerra mondiale si chiamava Mercatino Marecchia perché era il luogo, in relativa pianura, dove si svolgeva il mercato della cittadina posta giusto sull’altura sopra la sua testa, Talamello. Come spesso succede, il commercio favorì il luogo e i quattro mulini sul fiume si svilupparono molto di più del comune di riferimento. A quel punto Mussolini (Predappio è qui, giusto dietro un po’ di colline) decise di assurgere la nuova realtà a Comune, assegnandogli la denominazione di Nuova Feltria, da tutti sempre storpiato romagnolescamente in Novafeltria, nome che poi divenne quello ufficiale. Tutti per modo di dire, perché qui in giro si usa dire ancora oggi “ció, a vag in te Mercatein” (ascolta tu, vado a Mercatino Marecchia).

Novafeltria

Adesso è ora di scatenare nuovamente tutta la cavalleria perché ci sono da superare altri 900 metri prima di raggiungere il luogo simbolo di queste terre, Perticara e la sua miniera. Qui in zona tutti hanno almeno un nonno che ha fatto il minatore, io due, e uno è ancora lì sotto dal 1963.

E’ stata la più grande miniera di zolfo di tutta Europa, intere generazioni hanno scavato le sue gallerie che si estendono per oltre 100 chilometri e fino a una profondità di 800 metri (60 sotto il livello del mare) distribuiti su nove livelli di coltivazione. A ricordo di tanta operosità, rimane solo questo pozzo (discenderia) di accesso e i magazzini del cantiere Certino che ospitano il bellissimo museo “Sulphur”. L’attività è stata tanto fiorente che la squadra di calcio di questo sputo di paese è arrivata a militare in serie C nazionale, giocando su un campo ottenuto livellando le “burnisce”, cioè la cenere derivata dall’estrazione dello zolfo liquido dopo lo spegnimento dei “calcaroni”.

Miniera

Proseguiamo in direzione di Sant’Agata Feltria, l’ultimo baluardo della Provincia di Rimini, infatti per arrivarci sforiamo per un brevissimo tratto in quella di Forlì-Cesena. Questo perché voglio assolutamente passare dal borgo di S. Donato, luogo che ha segnato una tappa molto importante per me. Nella bucolica piana dietro il cimitero sorgeva la minuscola pista di AliAgata, praticamente un pratone con un capanno di legno pieno di fantastici Weedhopper. Qui, grazie a Giancarlo Tonini (GT Propellers, mica uno qualsiasi!) e praticamente per caso, ho staccato il culo da terra per la prima volta nel lontano 1986, innamorandomi perdutamente…

Due passaggi bassi su quella che era la pista di allora e via verso la Rocca Fregoso, posta in cima allo scoglio con il paese sparpagliato attorno. Sant’Agata Feltria, è posta al centro di un territorio montano dove crescono più tartufi che funghi. Infatti è famosa proprio perché si possono trovare gli uni e gli altri (e tante altre robe buone) tutte le domeniche di Ottobre in occasione della Fiera Nazionale. Davvero un peccato che non ci sia almeno un campo di volo, lo spazio non mancherebbe certo. A proposito, l’antica Rocca, e l’intero paese, furono donati quale dote dal solito Duca Federico da Montefeltro, quando la figlia Gentile Feltria convolò a giuste nozze con il nobile genovese Giovanni Fregoso, da cui il nome della fortificazione (pare che all’epoca le doti non prevedessero solo piatti e lenzuola ricamate…). Negli anni è divenuta un po’ di tutto: prigione, ospedale, scuola, rifugio, ospizio e non so cos’altro. Anzi, avevo perfino uno zio che la abitò nel primo dopoguerra! Oggi, ovviamente, è un museo aperto al pubblico (foto di repertorio).

Rocca di Fregoso ... Sant'Agata Feltri (marzo 2013)

Il giro si sta chiudendo, manca solo l’ultimo Passo, quello di Monte Benedetto, per tornare alla nostra improvvisata pista sul fiume, e allora gassssss, gli ultimi 900 metri ci aspettano. Scolliniamo e abbiamo ancora il tempo per il sorvolo dell’ultima torre di oggi, tutto quello che resta del castello dei Conti Guidi, a Petrella Guidi appunto. Il paesino è arroccato come un cono che termina con la torre in vetta, così è possibile girarci attorno alla stessa quota della torre salutando i turisti che ammirano il panorama dalla sua vetta “smerlata”.

Petrella4

Questo è l’antico borgo nella sua valle, Pennabilli sullo sfondo e, ancora dietro, il massiccio del Monte Carpegna (1415 m).

Petrella 5

Le 20.00 sono passate da un pezzo, non ci rimane che sorvolare a quota di sicurezza gli amici che ci aspettano per cena. E adesso è meglio stare concentrati per l’atterraggio: sono sempre ottanta metri di fondo scalcagnato in mezzo agli alberi…

Intanto, lassù, Sberla gioca con la luna (e mi fa sentire leggero leggero…).

Sberla

NOTE TECNICHE

Aeromobile (?!): Strike-T, motore Ciscomotors C-Max 175 cc/27 hp, vela Grif HS14

Percorso: 79 Km

Consumo: 5 litri

Vento: NE, quasi assente

Tempo di percorrenza: un’ora e venti circa

MAPPA

Alto Montefeltro2

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2 pensieri riguardo “L’Alto Montefeltro dall’alto (con foto così così e un po’ di storia prêt-à- porter…)

  • agosto 14, 2016 in 1:39 pm
    Permalink

    Bellissimo!!!
    Davvero bellissimo…
    Mi sono goduto tutto il raconto, come sempre ben scritto e descritto, proprio come se avessi fatto il volo insieme a voi.
    Questo è esattamente ciò che intendo per volare: un insieme di scoperte ed emozioni, condite dalla Storia dei luoghi e dalle immagini del Territorio, dove il velivolo diventa il mezzo e non il fine.
    Volare con un obiettivo che vada oltre alle “performance” prettamente aeronautiche, fondendo umiltà, sicurezza e cameratismo, è per me l’essenza stessa del volo…
    Bravo e bravi tutti.

    Risposta
    • agosto 14, 2016 in 1:44 pm
      Permalink

      Grazie, troppo buono! Se capiti da queste parti ci facciamo un volo coi fiocchi

      Risposta

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